La panchina

Segue dal blog di Luciano: Il megafono.

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Sconforto. Sconcerto. Terribile incertezza del futuro. Quel futuro che sembrava soltanto attesa; quel futuro sul quale avevano, però, sempre sentito pesare l’ombra della consapevolezza che la loro collocazione là era tutt’altro che assodata; quel futuro ora diveniva concreto, acquisiva lo spessore di un presente imminente, carico di pena e di preoccupazioni. Un futuro di stravolgimenti.

Leggi tutto il testo.

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Del mio fratellone e di altre faccende

Accipicchia!

Perdonatemi se principio questo post con un’interiezione. Forse contribuisce a risollevarmi un poco?

La settimana che si sta chiudendo, al pari della precedente e anzi di più, è stata prodiga di mestizia: giorni e giorni di tempesta emotiva e sentimentale, della quale, ahimé, ancora non vedo la fine.

Da quello che leggo in giro, non sono l’unica ad avere di queste afflizioni esistenziali. Che tristezza. Si dirà che v’è di assai peggio, sopra la Terra, e concorderò senz’altro, ma questo non contribuisce granché ad alleggerire il cuore. Semmai, aggiunge sgomento.

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Ora veniamo alla notizia dell’ultima ora, qua dalle mie parti: è sorto il blog del mio fratellone!

Vi dico, giunti a questo punto, che egli non mi è fratello in senso proprio: lo chiamo così perché si è sempre dimostrato premuroso nei miei confronti, sin dal principio.

Sebbene io abbia intrapreso e seguitato questa mia avventura dietro impulso di un’altra cara persona, la quale è dotata (persino suo malgrado) di poteri quasi magici, è stato il mio fratellone colui il quale mi ha fornito il supporto materiale necessario: un indirizzo di posta a suo nome, dietro il quale nascondermi per l’attivazione del mio blog, l’infrastruttura informatica e perfino il nickname Lulù, ottenuto ripetendo le prime due lettere del suo nome.

Si chiama Luciano Marcelli e sono lietissima di diffondere il suo indirizzo: http://lucianomarcelli.wordpress.com/.

Non il solo supporto pratico ho ricevuto da lui: gli piace ugualmente raccontare e, condividendo gomito a gomito i miei primi passi in questo particolare mondo, abbiamo avuto modo di rilevare che ci accomunano molti degli stili espressivi ai quali più frequentemente ricorriamo. Al punto che non soltanto mi ha fornito materiale per alcuni dei miei racconti e dei miei commenti, ma in taluni casi abbiamo realmente lavorato a quattro mani.

Sono certa che, accanto ai momenti individuali, seguiterà la produzione congiunta, sulle mie e sulle sue pagine. Finché dura, coesistiamo.

Covaccino integrale

Cari amici di blog, ecco un breve racconto per il fine settimana, che si può leggere anche durante i giorni lavorativi, magari alla fermata del bus.

Come classificarlo? Non so, davvero non lo so. Dite voi.

Prima di lasciarvi alla lettura, voglio rendere aperto e chiaro merito al mio fratellone, già fonte di ispirazione per altri scritti miei, pubblicati o da pubblicare: la sua presenza permea l’intero racconto di oggi.

In una delle prossime occasioni vi racconterò anche di lui, se avrete voglia di ascoltare.

Covaccino integrale, il link.

Un abbraccio

Quando son sola in casa

Ecco un altro racconto.

Questa volta vado sul leggero, niente di misterioso, niente di macabro.

Qui sotto le prime righe. Dalla sezione Pagine, a sinistra, o dal link seguente il testo completo.

Buona lettura, spero.

Oookkey! Il dvd manda una bella sfilza di mp3 di cantautori italiani anni Settanta: ho rippato un po’ di cimeli di famiglia e così c’ho il mio modernariato musicale.

Me ne sto in cucina a preparare per domani, così mi porto una bella margherita al lavoro e me la scaldo con il grill del micro. E faccio invidia a tutte.

Bella storia!

No, squilla il cellu! Accidenti! Proprio mentre ho le mani impiastrate. No! L’ho anche messo in ricarica e laggiù non c’arrivo. Scottex, presto uno scottex; due. Quando suona, non sono capace di resistere: devo vedere chi è, vedere chi è, vedere chi è.

82 ore

Pressappoco 82 ore orsono pubblicavo il mio Hello World.

Non ero in grado di fare alcuna previsione su cosa sarebbe accaduto.

Subito dopo ho bussato alla porta di Solindue: il resto è blog.

Nel frattempo ho pubblicato un racconto e una suggestione.

Chiamo suggestioni i mattoni con i quali edifico i miei racconti. Accade che talune si presentino già complete in sé, meritando la pubblicazione.

Per celebrare l’ottantaduesima ora, pubblico un altro mio brano.

L’elenco dei componimenti è raggiungibile anche dalla sezione Pagine della barra laterale.

Ho anche chiesto al mio fratellone di comporre un funky da mettere sul blog. Però non mi è parso entusiasta. Dubito che mi accontenterà.

Hello world!

Sì, Ciao a tutti,

come recita il titolo della pagina!

Mi è bastato di sospingere l’uscio socchiuso di casa WordPress ed eccomi qua, a strabuzzare gli occhi e a voltarmi tutto attorno, dal centro del salone. Quante porte, corridoi, scale e per ogni dove voi, voi che già vi abitate.

Rinvengo echi della Relatività di Escher, ma con una folla inaudita.

Rinvengo echi del Paese di Carroll, ma in cui tutti i personaggi si siano radunati nel minuscolo tempo e nel ridottissimo spazio di un solo punto della narrazione: il presente, qua.

Il mio fratellone mi ha assistito, si è documentato su questa dimora, si è occupato “dulla lugistica di boase e dulla tucnulugia nuciussuria” (se posso rendere l’idea del suo vocione adorabile dal tono competente) e infine mi ha dato un passaggio fin qui fuori.

Però sono scesa soltanto io dalla vettura, sulla ghiaia del piazzale, mentre egli si allontanava lungo il semicircolo discendente del viale d’accesso, attorno all’ampia aiuola declive e poi via, costeggiando il filare di cipressi tra cirri di polvere; i signorili cipressi delle nostre provincie.

Ho percorso, intimorita, confesso, ma determinata nondimeno, i dieci passi e i sette scaloni fino al portale, socchiuso, per l’appunto. Socchiuso giacché, mi son detta, tutti sono i benvenuti, sempre che già non abbia equivocato una delle regole della casa.

Ho chiamato a raccolta tutta l’audacia residua e sono entrata, con il palpito in gola.

Superato lo smarrimento per il vasto, articolato vestibolo, smaltita l’ebbrezza per il fulgore accecante, ho vagato senz’ordine, percorrendo vari ordini di ballatoi.

Ho allora trovato sgombero questo salottino e mi sono accomodata, ho sistemato le suppellettili che avevo selezionato per questo soggiorno ed eccomi qua, pronta a scambiare visite e cortesie (io spero ardentemente che siate cortesi, per lo più).

Dirò brevemente di me.

Mi reputo aggraziata nell’aspetto; anzi, bando alla vanità civettuola ma anche all’ipocrisia meschina: mi giudico avvenente; non gracile, non possente, di statura appena sopra la media del mio genere; di fattezze regolari e di colorito medio; non banale, tuttavia, mi dicono, cortesi, gli amici, per via, desumo, di questo naso un poco adunco (che essi si affrettano, premurosi, a definire da profilo greco) e per le deludenti proporzioni dell’attributo femminile che dovrebbe empirmi la camicetta e che, ora tocca a me, mi affretto a definire telegrafico, poiché la pialla della natura poté sul mio torace quasi quanto pialla umana possa su di un palo (ma a prestar fede ai miei adulatori, le dimensioni non contano). Cruccio non me ne fo’.

Ritengo di possedere, in virtù non già della mia volontà, quanto per naturale disposizione, un conveniente misto di pudicizia e di intraprendenza che giudico si addica bene alla mia figura: le physique du role di me stessa.

Di arguzia bastante appena per l’ordinario vivere, di intelligenza di magnitudine tutt’altro che stellare, nutro per contro un accorato interesse per le vicende interiori e per le umane relazioni.

Temo che non sia sufficiente lo stare in attesa sul sofà.

Ora traggo un respiro e mi affaccio nuovamente al salone, con l’auspicio di saper temperare la vertigine.

Di colà, valicherò la demarcazione tra l’ante e il post: busserò a una porta e…